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Il Turista e il Territorio

 

il Museo delle Ombre

Come nasce il Museo

Il museo è stato realizzato all’interno della chiesa sconsacrata del SS. Rosario.
A realizzarlo è stato il prof. Vincenzo Bianchi sulla scorta di una richiesta dell’amministrazione locale che voleva trovare un motivo di valorizzazione del centro storico, per gran parte distrutto dalla guerra. Per costruirlo egli si ispirò al racconto che gli abitanti gli fecero della battaglia tra francesi e tedeschi che portò allo sfondamento della linea Gustav nel ’44.
Da un’intervista rilasciata dal maestro si legge infatti: “entrando  nel bar vicino il comune il proprietario mi raccontò la battaglia all’arma bianca tra i marocchini e i tedeschi  e mi disse “era notte, ma sembrava giorno e le ombre si vedevano sulla montagna e mettevano paura!”
Il prof. Bianchi era appena tornato dall’Argentina e pensò agli scritti di Borges, si ricordò anche quando da bambino andò, subito dopo la guerra, a Montecassino e  vide una scena: due soldati con un telo bianco che raccoglievano avanzi di corpi e tra questi presero un piede di un soldato rimasto in una scarpa. Si mise così a lavoro  per rievocare questo dramma, la guerra, che è una droga di distruzione. Lavorò da solo montando dall’inizio alla fine l’intero museo che chiamò “museo delle ombre” e dedicò a Jorge Louis Borges.

La storia 

Questo museo è dunque dedicato alla memoria del 13-14 maggio 1944 in cui migliaia di uomini si affrontarono e lasciarono la vita in queste terre; infatti dall'11 al 14 maggio 1944 ci fu  la conquista del Monte Maio, il settore chiave della linea Gustav. Il Corpo di Spedizione Francese (C.S.F.), guidato dal generale Alfonse Juin e composto da 130.000 uomini, riportò qui la vittoria contro i tedeschi.

Come si giunge al Museo 

Si giunge al “Museo delle Ombre” seguendo le indicazioni presenti dalla piazza, si ferma la macchina nell’ampio parcheggio costruito di recente e, superando un arco, si percorre via Roma e, attraversando Porta Seropa, ci si ritrova di fronte al cancello dal quale si accede al “Museo delle ombre” realizzato nell’ala del Castello e più precisamente nella chiesa del Rosario quasi completamente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale. Lungo il percorso si possono ammirare le sculture realizzate nella pietra del monte dove si è sviluppato il centro storico.

Il Museo

All’ingresso c’è la targa che Vincenzo Bianchi ha dedicato a Jorge Luis Borges. Si entra e la pietra ne fa da padrona, si scendono dei gradini e qui c’è la chiesa. Quando si apre il portone all’interno è come fare un viaggio nel binomio tra vita e morte, luce ed ombra. Le ombre simboleggiano la necessità del culto della sacralità della vita sia in termini fisici che spirituali, i due aspetti si intrecciano e si rinviano reciprocamente. La chiesa del Rosario ha al proprio interno, insieme al museo, l’unico esempio in tutto il mondo cattolico di cimitero pensile che si scorge sotto la sagrestia con volta a vela. E’ nella sagrestia che si celebrano spesso i matrimoni civili. Si accede alla cripta scendendo da ripidi gradini. La sensazione che si ha è come di scendere in un luogo misterioso perché i gradini sono alti, stretti e, arrivati giù, i quadri, le sculture, riconducono alla brutalità di eventi di morte e dolore. Sulla parete si scorge la nicchia dove i cadaveri venivano appesi e, visto che ci sono grandi finestroni da cui penetravano il sole e l’aria, ciò consentiva ai corpi di disfarsi velocemente. Quando si risale non si può non notare delle botole i cui venivano riposte le ossa delle persone e poi arrivati su si accede all’ingresso in cui ci sono pitture e sculture. E’ sulla destra che si può uscire verso quello che era il giardino della chiesa e da cui si ammirano i monti. Quando si voltano le spalle e si esce dal portone si può tirare un sospiro di sollievo e riflettere su quanto la vita sia meravigliosa. Lo spiazzale antistante la chiesa permette di affacciarsi sulla piazza del paese, vedere la Chiesa dell’Annunziata, il monumento ai caduti, le pietre scolpite.

Il cammino di ritorno

Uscendo dal cancello della chiesa  e ritornando nel vicolo si possono poi scorgere i resti della chiesa di San Tommaso Apostolo e la torre del Castello. Si può poi continuare la passeggiata sull’antica scala, passare sotto le fronde dell’albero di noci e ammirare le case con i loro orti, continuare a scendere e ritrovarsi di nuovo in prossimità dell’arco e lasciare dietro di sé il cuore del centro storico: la fortezza del castello con in sé le ombre della distruzione e la speranza della ricostruzione come testimoniano le pietre scolpite e le “sette porte della Conoscenza”.
 


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